Some people work very hard, But still they never get it right, Well I’m beginning to see the light

Sono tornata alla mia vecchia usanza parigina dell’aggiornamento al museo. Si sta bene con vista Tate.

Mi mancano un po’ di cose, un po’ di persone. Mi manca lo spazio e allo stesso tempo ne ho troppo. Mi manca il Big Ben, non l’ho ancora visto. Mi manca quanto mi sentivo giovane l’estate scorsa e amo sentirmi così pronta al salto adesso. Mi manca la certezza di sapere che sarà tutto come prima. Sono felice di sapere che non sarà tutto come prima. Mi manca il bidet, un sacco. Mi manca luglio, mi manca Lou Reed e mi manca sapere che ho ancora tutta l’estate davanti. Mi mancano Berlino, Copenhagen e Amsterdam. Mi manca tempo, di quello non ne ho proprio più. Non mi manca sentirmi schiacciata. Mi sento bene, mi piace guardarmi da fuori. Sono cresciuta di venti centimetri, e sono sempre uno e sessantacinque. Ma dentro sono in alto, molto in alto. Sono abbastanza fiera di me, di quello che faccio, di come lo faccio. Mi manca Parigi, ma non mi manca. Mi ha cresciuto in modo diverso, mi ha aiutato e distrutto. Londra mi ha dato ossigeno al cervello, mi ha fatto rinascere. Mi ha ricordato che so fare le cose e che non sono male alla fine, quando mi ci metto. Non mi manca sapere esattamente dove sarò il 15 di settembre, proprio no. Mi manca il mio new waver di cinquanta chili. A voi invece probabilmente ormai mancano le palle perché ve le ho fatte cadere. Quindi la chiudo qui con un Pasolini volante che riassume tutta la mia sbrodolata:

L’indipendenza è la mia forza, ma implica la solitudine che è la mia debolezza

Giulia