Memorie di una pendolare – Rose gialle per te

<Ciao ragazza, togliti le cuffie che almeno senti cosa devo dirti>

<Ciao dimmi>

<Vuoi una rosa?>

<No guarda mi fa tristezza comprarmela da sola su un treno vuoto>

<Non hai un bel ragazzo che te la regali?>

<Tu lo vedi?>

<No. Io non te la regalo perché sono brutto>

<Nono ma tranquillo non la voglio>

<Dai portane una al tuo fidanzato. Una rosa gialla di gelosia>

<Non sono una ragazza gelosa>

<Perché?>

<Boh perché mi fido>

<Eh ma c’è tanta concorrenza in giro>

<Eh vabeh>

<Ciao ragazza>

Ps: La rosa gialla era di un giallo brutto e malaticcio che più che “sono gelosa” sembrava dire “ho un pesantissimo virus intestinale”

Piccoli squarci di conversazioni surreali dalla nuova frontiera della vendita di fiori sintetici

Giulia

Memorie di una pendolare – A piedi nudi nel parco (kind of)

E’ già abbastanza avvilente prendere un treno alle 8 del mattino in novembre. Hai freddo, sonno, ti torna su il latte con gli Special K. C’è quel conato di vomito in agguato che aspetta solo l’imput decisivo. Sali su un regionale degno di Kinshasa, psicologicamente pronta a stare in piedi per i prossimi 50 minuti. Il riscaldamento è rotto e ti penti di aver snobbato l’ecopelliccia che hai visto da Zara la settimana scorsa. Poi il miracolo: un posto libero. Sbatti per terra la vecchia che l’ha puntato insieme a te e te ne appropri, con un ghigno di soddisfazione dipinto in volto.

Proprio mentre pregusto questo viaggio da seduta e qualche pagina del mio libro, la mia dirimpettaia di posto, una ragazza apparentemente innocua, risponde al telefono. L’ombra del ghigno scompare, non appena realizzo che ha il tono di voce di Beppe Grillo. Poco male, penso, per fortuna hanno inventato l’ipod. Grazie all’aiuto isolante delle mie cuffie, riesco ad arginare parzialmente il problema (in realtà riesco ancora a sentirla urlare, ma è su un treno alle 8 di mattina, la vita non è facile neanche per lei, quindi faccio finta di niente). La situazione precipita vertiginosamente quando questa signorina si toglie le scarpe e le calze e, dopo avere appoggiato il suo 41 di piede nudo sul mio bracciolo, comincia a spalmarsi meticolosamente un cremone giallo tra le dita inquietantemente lunghe. E poi sul collo del piede. E poi sotto la pianta. E di nuovo tra le dita. Il conato di vomito latitante è pronto a partire e cerco di farle capire gentilmente che la sua pedicure mi sta turbando, rivolgendole sguardi inquisitori. Niente. La conversazione al telefono la sta  prendendo troppo. Ma non abbastanza da impedirle di mettersi anche il deodorante, di pettinarsi i capelli (mi chiedo ancora se fossero ingellati o semplicemente molto sporchi) e di togliersi un po’ di sopracciglia così, in improvvisazione. Dopo i cinquanta minuti più lunghi della mia vita, finalmente il treno ferma a Rogoredo e io scendo come un fuggitivo ricercato, prima che la mia compagna di viaggio decida di farsi un bidet.

Memorie di una pendolare – Intro

Non sono una donna di parola. Avevo promesso che questo blog non sarebbe morto e invece eccolo qui, ormai putrescente, in totale abbandono da tre mesi.

Ma siccome sono the queen of paraculi, ho già la scusa pronta. Stavo infatti arrovellandomi su come poter dare a “my little undergound” una svolta NON AUTOBIOGRAFICA. “Giulia” mi sono detta “credi davvero che freghi a qualcuno conoscere i dettagli microcosmici della tua vita priva di eventi?” No, giustamente. La mia vita non è interessante. E’ l’esatto opposto di interessante. E’ come lo stracchino o le penne col sugo rosso. Ma come potevo fare a offrire ai miei lettori (tutti e 5) un piatto più elaborato? Non so, una lingua di bue salmistrata alla banana? Dopo vari deliri di onnipotenza (recensioni! storie brevi! discussioni sui massimi sistemi!) ho capito che la lingua di bue salmistrata alla banana non  ho voglia di cucinarla e quindi, tenetevi forte, dovrete beccarvi un’altra sana dose di cazzatelle made in Pilotti. Almeno per ora.

Nasce così “memorie di una pendolare”, un blog nel blog, in cui raccoglierò con dovizia di particolari tutti gli aneddoti più divertenti e ai limiti della credibilità della vita di una commuter universitaria.

L’autoreferenzialità vince sempre.

Giulia