Morte a Focene

2887_1123404612740_4080459_nSono una persona prudente. Non mi tuffo mai dagli scogli, sopra ai 70 km/h comincio ad agitarmi e non nominatemi neanche le montagne russe. Quando avevo cinque anni mi sono buttata da un brucomela in corsa perché la velocità mi sembrava davvero folle. Così ho quasi ucciso mia madre, che si aspettava la faccia gioiosa della figlia all’uscita del breve tunnel e si trovò davanti a un lombrico meccanico senza nessuno a bordo. In quegli stessi anni camminavo con cautela sui tappeti elastici, senza mai staccare i piedi dalla rete, e mi sedevo sull’altalena, rigorosamente immobile, mentre gli altri bambini tentavano l’equivalente infantile della scalata dell’Everest: il giro della morte. Va da sé che io non mi sarei mai arrischiata in un’impresa che portava un nome tanto preoccupante.

Tuttora vivo in punta di piedi e non ho nessuna fascinazione per le attività estreme. La vita spericolata non la voglio, la temo e non la capisco. Le mie rarissime esperienze con le droghe si sono svolte nella sicurezza di un appartamento o di un luogo privo di spigoli e non prima di aver scritto su un foglio tutti i numeri d’emergenza, qualora il mio cervello si fosse trovato a rimuovere queste informazioni e la capacità di utilizzare la rubrica del cellulare. Continua a leggere “Morte a Focene”