L’insostenibile leggerezza della solitudine

Quando mi sono trasferita a Milano, ero talmente felice di avere la mia prima casa che il giorno del trasloco ho montato un MALM matrimoniale completamente da sola. Avrei potuto aspettare l’arrivo di Andrea il giorno dopo, ma volevo che la mia vita adulta cominciasse il prima possibile. Due ore e molte dita schiacciate più tardi, mi ero costruita un letto e per quanto basico nella sua architettura, mi sentivo come se avessi appena realizzato l’Apollo 11 con le mie mani. Molto appagata.
2887_1123404492737_4741424_nIn effetti ho sempre provato una passione quasi carnale per i risultati concreti. Da bambina il mio incubo più grande era che alle feste di compleanno a qualcuno venisse in mente di giocare a palla avvelenata: non solo odiavo correre, ma l’idea di doverlo fare in preda al panico, sapendo che presto o tardi (presto) sarei stata colpita da un pallone, era completamente priva di senso. Soprattutto nella logica di una persona che amava passare i propri pomeriggi a decoùpare scatole di legno.
L’unico problema dei risultati concreti era che così come era tangibile la riuscita di un portagioie perfettamente laccato, era tangibile anche il fallimento di tale progetto quando qualcosa andava storto. Odiavo fallire, soprattutto se il mio fallimento era evidente come una ciocca di capelli rimasta appiccicata all’ultimo strato di colla vinilica. Continua a leggere “L’insostenibile leggerezza della solitudine”