Gioventù bruciacchiata

FullSizeRenderNon posso negarlo, sono vecchia dentro. Ignorando la data di nascita registrata all’anagrafe e il fatto che mio padre mi paga ancora il telefono, potrei avere l’età dei miei genitori. La mia libreria di iTunes si è fermata al 2004 con i Libertines, uso parole desuete come “desueto”, mi piacciono i cellulari con la tastiera e, nonostante me l’abbiano spiegato diverse volte, non ho ancora capito cosa sia esattamente Snapchat.

Per i primi otto anni di vita sono stata figlia unica e a parte l’assidua ed esclusiva frequentazione della Sofi, che dall’asilo in poi fu a tutti gli effetti una sorella per me, la mia vita sociale era popolata da un gran numero di adulti. Gli adulti mi sono sempre piaciuti molto, a partire dai miei genitori che però, al contrario di me, quando mi misero al mondo a trent’anni, erano ancora in piena adolescenza. Erano anche gli unici del loro giro di amici ad avere procreato e per alcuni anni fui la mascotte delle loro cene, dove tutto sommato ero piuttosto gradita. Come bambina, onestamente, mi facevo volere bene: me ne andavo in giro snocciolando miti e tragedie greche (spiegai l’Edipo Re alla mia pediatra, che con ogni probabilità valutò di chiamare il Telefono Azzurro), odiavo la maionese e adoravo la pasta e fagioli, facevo un perfetta imitazione di Aldo Baglio nelle vesti di Ajeje Brazorf, ricordavo a mia madre la lista della spesa e in generale richiedevo pochissime attenzioni. Continua a leggere “Gioventù bruciacchiata”