Per affrontare il lockdown va bene anche un matrimonio a prima vista

Pubblicato su Domani il 21 novembre 2020.

Anche quest’anno non ho letto Guerra e pace, in compenso ho visto un’altra stagione di Matrimonio a prima vistaMatrimonio a prima vista nasce da un format danese, esportato in 23 paesi, e dal 2016 va in onda anche in Italia, dove si è appena conclusa la quinta stagione su Real Time. 

Illustrazione di Dario Campagna

Il titolo è abbastanza esplicativo, ma per capirci funziona così: ripetendo “esperimento sociale” e “criteri scientifici” più volte possibile con l’intenzione di obnubilare gli spettatori, tre esperti – nella versione italiana uno psicologo, una sessuologa e un sociologo che non si pettina da anni – formano tre coppie eterosessuali scegliendo tra gli aspiranti concorrenti, giovani uomini e giovani donne dal passato sentimentale deludente che sperano di trovare l’amore della vita con un escamotage che purtroppo contiene in sé una garanzia di fallimento: le tre coppie si conosceranno direttamente all’altare, il giorno del loro matrimonio. 

Da lì in poi avranno cinque settimane di vita coniugale accelerata, dalla luna di miele alla convivenza, per decidere se rimanere sposati o restituire le fedi alla produzione. Se l’idea poteva avere qualche possibilità di successo nel paese che ha inventato i Lego, che di incastri se ne intende, in Italia, il paese che ha inventato la nitroglicerina, è la ricetta di un disastro. Continua a leggere su Domani…

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