Il capodanno del pensiero magico

Il primo gennaio 2020 amici e parenti hanno ricevuto dalla sottoscritta un messaggio di auguri che recitava: “2020 anno della svolta”. Come quasi ogni cosa che scrivo stavo ovviamente parlando di me stessa, la svolta che questo anno così simmetrico avrebbe portato, ne ero certa, sarebbe stata la mia. Quale svolta, poi, non si sa. Ma ho da tempo questa speranza sottesa e irrazionale di svegliarmi un giorno ricchissima, felicissima, felicissima perché ricchissima. Quando immagino il mio futuro ho sempre una casa splendida, molti bagni, tutti di marmo, una camera per gli ospiti. Ho la boiserie alle pareti, tappeti persiani grandi come campi da calcio, una cabina armadio con la metratura di un discreto bilocale. In centro naturalmente, mica nella suburra. Una visione che non corrisponde neanche un po’ alla mia attuale condizione né ad alcuna verosimile proiezione di essa. Cionondimeno è così che mi vedo, vestita bene e con tanto tempo libero. Continua a leggere “Il capodanno del pensiero magico”

Cambiare uguale morte

Com’è noto, il Club dei 27 è una lunga lista di persone famose che a ventisette anni avevano già fatto in tempo a fissare il loro nome nella storia e a morire. Io ho ventisette anni e non posso dire quando morirò, ma sono ragionevolmente certa che non sarà per un abuso di sostanze – non sono a mio agio con gli aghi – e sono ancora più sicura che non lascerò tracce significative e degne di Wikipedia nei pochi mesi che mi separano dal ventottesimo compleanno, né negli anni a venire. La mia vita non assomiglia per niente, neanche da lontano, a quella di una rockstar, sembra piuttosto il giorno della marmotta. E per quanto abbia sempre avuto bisogno delle mie abitudini in una certa misura – non sono a mio agio con gli aghi e con l’improvvisazione –, ogni tanto cerco di venire a patti con l’assoluta normalità delle mie giornate e con lo spirito conservativo che mi ha sempre fatto da guida, e non posso fare a meno di provare un po’ di frustrazione. Salva dalla cirrosi, vittima di me stessa. Continua a leggere “Cambiare uguale morte”

Colazione da Spinardi

A Milano ci sono un sacco di cose da fare, o almeno così mi dicono. Io ci vivo dal 2011, ma non essendo mai stata la regina della movida e rifiutandomi da anni di pronunciare la parola “evento” non posso dire di aver saputo sfruttare abbastanza le possibilità che la città mi offriva. Se non fosse per i film in lingua originale che vado a vedere al cinema e la vasta scelta di ristoranti che onestamente apprezzo, potrei vivere nei boschi e sarebbe uguale.
I giovani d’oggi hanno la FOMO (per mia mamma: FOMO sta per “Fear of Missing Out”, paura di perdersi qualcosa). La FOMO io non ce l’ho. Al massimo ho il contrario della FOMO: il terrore di fare più del necessario, di raccogliere le forze per uscire e pentirmene immediatamente. Sono senza ombra di dubbio molte di più le volte in cui ho rimpianto di non essere rimasta a casa a vedermi un film da sola che non le serate di cui ho sentito la mancanza. Quali serate, poi? Ormai non riesco neanche più ad andare allo spettacolo delle 10 senza passare l’ultima mezz’ora del film a pensare con malinconia al mio letto.
Una mia amica che è rimasta a vivere a Parma mi dice sempre che lei a Milano non ci vivrebbe mai perché è una città troppo caotica, ma la verità è che se fai come me, che esco malvolentieri dalla seconda circonvallazione, è poco più di un paesone. Sicuramente qualcosa ho sbagliato. Avrei potuto essere giovane in un modo diverso, andare a ballare, esplorare i quartieri, conoscere amici di amici di amici invece che chiudermi in casa a ogni Fashion Week e Fuori Salone. Come se non bastasse ho scelto di lavorare nell’editoria libraria, settore tristemente noto per le sue scarse performance nell’organizzazione di feste: l’alcol è poco e finisce presto e gli avventori sono in gran parte ultra-quarantenni che da giovani, mentre gli altri si drogavano e si divertivano, stavano a casa a leggere romanzi russi. Vivono ora questa seconda adolescenza che con ogni evidenza non sanno reggere. Non è una bella scena.
Insomma quando i miei figli mi chiederanno com’era essere giovani a Milano in questi anni dirò loro che era come essere vecchi. Prendevamo il tram, andavamo a letto presto, ci trovavamo a cena fra amici nelle nostre piccole case piene di libri. E io andavo dal ferramenta. Continua a leggere “Colazione da Spinardi”

Hare Logan

Quando divido qualcosa in due tengo sempre per me la parte più piccola e do all’altro quella più grande e credo che questa sia la mia qualità migliore e il mio peggior difetto. Soprattutto, come è facile immaginare, è un’attitudine poco fruttuosa nella vita di tutti i giorni e se almeno in apparenza si potrebbe pensare che faccia di me una bella persona credo che alla lunga sortirà l’effetto opposto, mi trasformerà in un ammasso di bile e risentimento.

Questa consapevolezza è resa ancora meno digeribile dalla mia profonda attrazione per i pezzi di merda. Non parlo del mio rapporto con gli uomini, in quel senso mi sono sempre piaciute solo persone per bene (grazie babbo!). Ma per altri versi nutro una malsana ammirazione per individui che rasentano o superano il crinale della spregevolezza. Che i cattivi e i matti siano più interessanti dei puri di spirito non è certo una notizia fresca. Rossella e Melania. Loki e Thor. Caino e Abele (in ordine di iconicità decrescente). Sappiamo tutti con chi preferiremmo andare a cena. Una persona che abbia fatto mezza lezione di psicologia o abbia anche solo letto un aforisma di Jung in un cesso dell’università vi spiegherebbe che siamo tutti attratti dal male e perché. Ma quella persona non sono io. Continua a leggere “Hare Logan”

Finché Mario non ci separi

Uno degli aspetti che sto imparando ad apprezzare dell’età adulta – o qualsiasi cosa sia questa fase della vita in cui il mio unico asset è un abbonamento a Spotify Premium – è che provo sempre meno vergogna. Ansie sociali, segreti inconfessabili, lacune insormontabili stanno lentamente scendendo nella mia scala di priorità, il che non è un bene perché sono convinta che il pudore sia uno strumento molto utile, mentre la spontaneità è ampiamente sopravvalutata. Ciò detto mi è molto facile constatare i benefici dell’essere sempre più onesta, con me stessa e con gli altri, e del liberarmi un pezzetto alla volta del palo in culo che mi affligge da ventisette anni. Potrebbe sembrare che sto cercando di formulare qualcosa di profondo (o forse no, visto che ho appena scritto “palo in culo”), ma tutto questo preambolo in realtà era per ammettere che non mi perdo una puntata di Matrimonio a prima vista e forse dovrei vergognarmene, ma non lo faccio. Continua a leggere “Finché Mario non ci separi”