La serie Emily in Paris fa schifo ma non si riesce a smettere di guardarla

Pubblicato su Domani il 23 ottobre 2020.

A diciotto anni appena compiuti passai l’estate a Parigi a studiare il francese, ma più che altro a mangiare panini allo chèvre. Avevo una stanza spoglia da suora di clausura in un dormitorio studentesco, pochi amici, pochi soldi e il metabolismo velocissimo. Il livello di glamour in generale era molto basso, ma all’epoca Instagram non esisteva e non eravamo obbligati a vivere ogni esperienza secondo parametri di fotogenia. Io di certo ne ero ben lontana. La prima sera in città, non sapendo dove sbattere la testa, cenai con un pacchetto di cracker e una banana e guardai L’odio sul computer. Oh là là! Durante la prima visita al Louvre mi resi conto, all’altezza della Zattera della Medusa,che me ne stavo andando in giro con una striscia di carta igienica attaccata a una scarpa. Quelle élégance! Invece di sorseggiare vini pregiati con gli autoctoni, frequentavo un ragazzo spagnolo che non andava da nessuna parte senza una bottiglia extra-large di Desperados e bazzicavamo insieme locali gay dal distinto odore di sperma. Trés chic!

Le cose vanno in modo molto diverso a Emily Cooper, protagonista di Emily in Paris, la nuova serie di Darren Star (creatore di Sex and the City, Beverly Hills 90210 e Melrose Place) che è abbastanza brutta da farti arrabbiare, ma non abbastanza da farti smettere di guardarla. Continua a leggere su Domani…